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Detroit capitale della rivoluzione verde

 

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite questo processo di urbanizzazione è destinato a crescere: si passerà dal 54% del 2014 al 66% entro il 2050. John Wilmoth, direttore della Divisione Popolazione del UN DESA (Dipartimento per gli affari economici e sociali) ha dichiarato che: “La gestione delle aree urbane è diventata una delle più importanti sfide di sviluppo del 21° secolo. Il nostro successo o fallimento nella costruzioni di città sostenibili sarà un fattore determinante per il successo dell’agenda di sviluppo delle Nazioni Unite post 2015“.

Come affrontare questa sfida? In un futuro in cui il petrolio sarà cosa sempre più rara in che modo sfameremo i milioni di persone che sceglieranno di vivere in città? Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti i prodotti ortofrutticoli come spinaci, piselli o broccoli, percorrono in media 2400 Km dal sito in cui vengono prodotti a quello in qui vengono venduti. Non è questa una follia? Non sarebbe più logico produrre il cibo nello stesso posto in cui viene consumato?

E’ da quest’ultimo interrogativo che nasce l’idea dell’agricoltura urbana, ovvero quell’attività che consiste appunto nel coltivare, trasformare e distribuire cibo all’interno di un’area urbana o peri-urbana. Ovviamente oltre alla produzione di cibo a Km 0 e quindi alla riduzione del consumo di petrolio, molti altri sono i vantaggi della presenza di orti urbani nelle città.

Prendiamo ad esempio la città di Detroit che per anni è stata la capitale americana dell’industria e dell’auto. Dopo la crisi automobilistica le tre aziende che operavano in città, Ford, Chrysler e General Motors, hanno licenziato migliaia di dipendenti e abbandonato circa 60 Km di terreni. Il municipio è fallito avendo accumulato debiti per 20 miliardi di dollari, la popolazione è diminuita del 40% ed era quasi impossibile trovare prodotti alimentari freschi in città. E’ a causa di questi motivi che gli abitati che avevano deciso di restare hanno dato vita a una delle rivoluzioni verdi più riuscite al mondo semplificando le procedure per l’affidamento dei terreni abbandonati a favore dei cittadini che ne facevano richiesta.

Dal 2000 ad oggi sono 1400 gli orti urbani gestiti dagli abitanti in cui si producono oltre 200 tonnellate di cibo all’anno e 45 le fattorie scolastiche in tutta la città e nella zona nord. A due passi dai grattacieli si trova il quartiere agricolo urbano, ovvero un’area in cui si trovano frutteti e spazi dedicati ai bambini e in cui sono state prodotte oltre 22 tonnellate di alimenti venduti poi a locali e ristoranti privati. Ci sono stati anche vantaggi economici ovviamente: i valori delle proprietà nei pressi degli appezzamenti coltivati sono cresciuti fino al 20 per cento. Questo ha portato Detroit ad essere una città modello per tutta l’America.

Naturalmente quella americana è solo una delle grandi città nel mondo che stanno incentivando questo nuovo modello di agricoltura. Da Tokyo a Parigi, da Berlino a New York, l’agricoltura urbana sta modificando la nostra idea di città. Sono tantissimi i cittadini che hanno deciso di rimboccarsi le maniche e recuperare spazi urbani destinati alla speculazione edilizia o all’abbandono per convertirli in vere e proprie oasi verdi atte a migliorare la qualità ambientale dei quartieri e delle periferie.

Le nuove micro imprese nate grazie a questa attività favoriscono la socializzazione tra gli abitanti di uno stesso quartiere e diffondono le buone pratiche riguardanti il rispetto dell’ambiente. In conclusione possiamo affermare che l’agricoltura urbana rappresenta senz’altro un passo importante nella costruzione di città sostenibili in cui l’alimentazione non dipenderà più dai combustibili fossili.

Marco Pisano www.liberopensiero.eu/

 

aerial view of downtown detroit and rennaissance center

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